30
set
2010
L’erba del vicino

Le discariche sono importanti ma non fatela vicino a casa mia. I termovalorizzatori sono un’eccellente innovazione ma non costruitelo nel mio comune. La linea ad alta velocità ci migliorerà la vita ma siete pregati di costruirla a chilometri e chilometri di distanza dal mio giardino. Per non parlare delle centrali nucleari.

Queste tipiche espressioni non sono pronunciate solamente dagli italiani ma da tutti gli uomini di questo bel pianeta. E’ stata definita “sindrome NIMBY“, ovvero “Not in my back yard”, “non nel mio cortile”.

Questo “morbo” pare abbia origine negli Stati Uniti ad inizio Novecento a causa della difficile integrazione dei neri. Il fenomeno è ora riscontrabile in tutto il mondo e ogni giorno, se sfogliate i giornali, vi accorgerete di quanto questa “malattia” sia diffusa. Per cercare di curarla è sicuramente molto importante un’informazione adeguata che sfrutti importanti canali di comunicazione e c’è chi è diventato professionista in questo ambito. Perché il problema vero pare sia proprio la mancanza di dialogo con la popolazione interessata all’opera in questione, che sia una discarica o una centrale idroelettrica. Secondo il primo “Nimby forum” tenutosi in Italia nel 2005, solo nel 3% dei casi si è avviato un dialogo con i cittadini prima di iniziare qualsiasi lavoro di costruzione.

Dal 2004 l’associazione no-profit Aris – Agenzia di Ricerche Informazione e Società – gestisce il “Nimby forum” che è un progetto finalizzato a sviluppare e diffondere la cultura della comunicazione, del dialogo e della partecipazione in ambito territoriale, come fattori indispensabili nella realizzazione di impianti e infrastrutture strategiche per lo sviluppo del Paese.

Il progetto consiste in un Osservatorio Media permanente che monitora il fenomeno delle contestazioni territoriali ambientali in Italia attraverso un’analisi approfondita dei media nazionali, e in un Tavolo di confronto tra i principali operatori pubblici e privati nei settori infrastrutture, ambiente ed energia.

L’obiettivo è quello di individuare le più efficaci metodologie di interazione tra le diverse parti in causa per ridurre il fenomeno delle opposizioni territoriali ambientali e la sindrome Nimby. E’ evidente che in queste situazioni è la mancanza di dialogo e di informazione ad essere determinante, al di sopra di ogni posizione politica o ideologica.

Certamente bisogna fare attenzione a non strumentalizzare il fenomeno. Infatti in molti casi chi vuole costruire un’opera accusa immediatamente tutti i cittadini di essere affetti da sindrome Nimby , e chi protesta si lamenta di essere sempre catalogato come affetto da questa malattia.

Insomma l’erba del vicino è più adatta per la discarica.

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